OGGI, PER ME, E’ STATA PROPRIO UNA “GIORNATA NO”

Un viaggio tra Compassione, Gratitudine e Condivisione

Oggi, per me, è stata proprio una di quelle “giornate NO” in cui me ne sono successe “di tutte i colori”, tranne sul lavoro “fortunatamente”!

Nel percorso di Obiettivo Benessere e negli incontri di Mindfulness che conduco, mi sono trovato e mi ritrovo spesso a dire che non esistono “giornate NO”, non esiste la “sfortuna”, come non esiste la “fortuna”. Esistono solo semplici fatti dai quali dovremmo imparare a cogliere degli insegnamenti, delle lezioni imparate.

Ciò che è successo oggi a me non è poi così rilevante, ma una cosa è certa. Per quanto “storte” mi possano essere andate le cose, sento di essere sinceramente GRATO, nonostante tutto, e con una gran voglia di condividere.

Nel mio lavoro come istruttore mindfulness mi capita sempre più spesso di entrare in contatto con persone che hanno vissuto o vivono esperienze molto forti, che possono scuotere nel profondo.

Riflettendoci, anche quando racconto la mia storia, entrando in alcuni dettagli delle mie vicende personali, quasi sempre le persone esclamano “mamma mia, che storia allucinante!”. Quindi, almeno sulla carta, dovrei essere preparato a storie di vita molto sfidanti. Ti assicuro che non è così.

Nel corso degli anni ho sofferto molto, tanto, a volte troppo. Molto spesso ho ritenuto che, il mio, fosse un dolore così radicato e potente, da pensare che fosse quasi il più terribile che si possa esperire.

Da un po’ di tempo a questa parte, però, anche grazie alla mindfulness, sto capendo sempre più a livello “spirituale” (nel senso di spiritualitas, proveniente da spiritus, soffio di vita, quindi inteso nel significato più nobile della vita) che tutti, davvero tutti, provano sofferenza, profonda sofferenza, per i motivi più disparati e che non la si può confrontare. La sofferenza di una persona è uno stato unico e per questo non comparabile con nessun altro.

Eppure, quando vengo a conoscenza di alcune particolari situazioni che delle persone che conosco stanno vivendo (o hanno vissuto) mi si gela il sangue. Mi viene da immedesimarmi nella loro situazione fino quasi a star male per ciò che potrebbero provare. So bene che non posso neanche minimamente immaginare cosa loro stiano realmente vivendo, ma ne vengo toccato a livello empatico.

Nella vita accadono fatti, più o meno piacevoli, a volte davvero molto spiacevoli, oserei dire strazianti. Ebbene, nonostante non si possano confrontare le proprie esperienze di vita con quelle altrui, si può però provare vera “COMPASSIONE”, termine di derivazione latina, da compassio -onis, der. di pati ‘patire’, col pref. com-, calco sul gr. sympátheia ‘comunanza di dolore’. In questo stato di vera, profonda “compassione” la visione dei nostri piccoli, grandi “momenti sfidanti” diviene sempre più sfocata ed un autentico senso di umanità pervade il corpo, la mente, l’anima e diviene più facile provare GRATITUDINE per ciò che si ha e NON più rabbia o tristezza per ciò che “non sarebbe dovuto accadere”.

Ecco, la rilettura della mia “giornata NO” mi ha permesso di entrare in contatto sempre più diretto con alcuni concetti che ritengo essere fondamentali.

COMPASSIONE, GRATITUDINE E CONDIVISIONE.

La compassione “soffrire-con” (cum-patire), può farci accedere alla gratitudine per ciò che abbiamo e viviamo per “con-dividere”, dividere con gli altri, ciò che possiamo.

Io, nel mio piccolo, sto imparando a condividere un po’ di ciò che, sapienze millenarie, hanno saputo trasformare in veri e propri percorsi di ben-essere. Perché, per quanto spiacevole possa essere la nostra esperienza, la si può sempre rileggere da punti di vista che ci possano davvero aiutare a educare, educěre, “trarre fuori”, “tirar fuori” ciò che di “spirituale” c’è in ogni essere umano.


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