Ti sei mai chiesta/o se la stanchezza che senti ogni giorno dipenda davvero da ciò che fai?
E se invece venisse da tutto ciò che continui a trattenere dentro di te?
Pensieri che si rincorrono come onde. Emozioni che si bloccano in gola, mai del tutto espresse. Il bisogno costante di tenere tutto sotto controllo, come se il tuo equilibrio dipendesse dalla forza con cui trattieni il vento della mente.
Questa riflessione è nata in me durante una serata molto speciale.
Il 21 giugno ho avuto l’onore di guidare una meditazione profonda al termine della proiezione del film Milarepa, diretto da Louis Nero, presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma. La sala era piccola, intima. Poche persone, un silenzio raccolto. Eppure, proprio in quella semplicità, si è aperto uno spazio vasto. Una connessione autentica, intensa, profondamente spirituale. E questo, per me, ha avuto un valore immenso.
IL FILM, IL RESPIRO E LA TRASFORMAZIONE
Milarepa racconta una storia di trasformazione profonda. Una narrazione moderna, essenziale e potente, in cui il respiro diventa chiave per attraversare il dolore, il passato, i pensieri più oscuri.
Un racconto che risuona fortissimo con i grandi insegnamenti della tradizione yogica e meditativa.

Nei Sutra di Patanjali – uno dei principali testi dello yoga classico – si insegna che lo scopo del cammino yogico è calmare le fluttuazioni della mente (citta vritti nirodhah).
Per farlo, ci si ancora al respiro, lo si ascolta, e lo si lascia diventare guida.
La pratica del praṇayama – ossia, semplificando molto, del respiro consapevole – ha il potere di sciogliere i veli dell’agitazione mentale e aprire la mente alla chiarezza, preparandola alla vera concentrazione.
La Bhagavad Gita, altro testo fondamentale, ci ricorda che la vera battaglia non è fuori, ma dentro: una lotta silenziosa contro il dubbio, l’ego, il desiderio di controllo.
È nel cuore di questa battaglia interiore che si rivela la possibilità di pace e libertà autentiche.
Queste stesse verità risuonano anche nella tradizione buddhista Theravāda, in particolare negli insegnamenti legati alla meditazione Vipassana.
Nel Tipitaka – il Canone Pali – il Buddha insegna che la consapevolezza del respiro (anapanasati) è la via per osservare direttamente l’impermanenza (anicca o mujo), la sofferenza (dukkha) e la non-sostanzialità dell’io (anatta).
Ogni pensiero, ogni emozione, ogni sensazione può essere vista, riconosciuta e infine lasciata andare.
Restare nel respiro, con presenza, è uno dei gesti più semplici e allo stesso tempo più rivoluzionari che possiamo compiere.
Ed è proprio da questo luogo di silenzio e consapevolezza che nasce il mio percorso:

UN RITORNO A TE STESSA/O
RISE NON è un percorso teorico.
È un ritorno concreto a te stessa/o.
È un modo per smettere di combattere i tuoi pensieri e iniziare ad ascoltarli. Per sciogliere le tensioni nel corpo, ritrovare lucidità nella mente, e lasciare che il cuore si apra alla vita così com’è.
Perché quando smetti di trattenere, non sei più la mente che lotta. Diventi il cielo che accoglie.

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Un respiro alla volta.
Un abbraccio,
Valerio Ziccanu Chessa
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