Accettare per crescere: il potere della consapevolezza

ACCETTARE NON SIGNIFICA ARRENDERSI, MA TORNARE IN CONTATTO CON LA REALTÀ

Viviamo in un’epoca in cui tutto ci spinge a voler cambiare, migliorare, trasformare ogni aspetto di noi stessi: dal corpo alla carriera, dalle relazioni al nostro modo di pensare, l’idea di ‘accettare’ spesso viene scambiata per una debolezza, un segnale di resa o di passività.

Eppure, le neuroscienze e la psicologia positiva dimostrano esattamente il contrario: accettare è una delle pratiche più potenti per ritrovare equilibrio interiore, lucidità e apertura verso un’autentica trasformazione.

IL MITO DEL CONTROLLO E LA FUGA DAL DOLORE: IL CONTESTO CHE CI INGABBIA

Fin dalla tenera età ci viene insegnato, più o meno esplicitamente, che esistono emozioni giuste e sbagliate, parti di noi da mostrare e altre da nascondere.

Questo meccanismo di giudizio interno si consolida e alimenta un’incessante lotta contro ciò che proviamo, pensiamo o sperimentiamo nel momento presente.

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Contextual Behavioral Science (Hayes et al., 2012), la tendenza a evitare emozioni scomode – fenomeno noto come experiential avoidance – è uno dei predittori più forti di ansia cronica e depressione.

Di contro, praticare l’accettazione consapevole delle esperienze interne riduce lo stress percepito e migliora la resilienza. Non è un caso se l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), fondata da Steven C. Hayes, è considerata una delle terapie di terza generazione più efficaci per la gestione di disturbi emotivi e comportamentali.

ACCETTARE È UN ATTO DI CORAGGIO: CAMBIARE IL SIGNIFICATO DI UNA PAROLA INCOMPRESA

Accettare NON è rassegnarsi né giustificare ciò che ci ferisce.

Significa, piuttosto, smettere di sprecare energie nel negare o resistere a ciò che è già qui. Come scrive Tara Brach, psicologa e insegnante di mindfulness, nel suo libro Radical Acceptance: “Il momento in cui accettiamo noi stessi, così come siamo, è il momento in cui iniziamo davvero a guarire.”

Questa verità l’ho sperimentata in modo profondo su di me, anni fa, quando la vita mi ha costretto a un’improvvisa immobilità. Ricordo ancora la sensazione di essere sdraiato in un letto d’ospedale, il corpo fermo, la mente agitata come un mare in tempesta. Lì ho scoperto per la prima volta che non potevo ‘fare’ nulla per cambiare quella condizione: l’unica via era accoglierla, sentirla, abitarla fino in fondo.

È stato in quel silenzio forzato che ho iniziato a meditare. Ho imparato a osservare ogni pensiero di paura e di rabbia che affiorava, senza combatterlo né giudicarlo. Ho imparato a respirare dentro l’immobilità, lasciando che fosse un maestro invece di una prigione. E lì ho compreso che l’accettazione non è passività, ma un seme di trasformazione.

La mindfulness ci insegna proprio questo: restare presenti a ciò che accade dentro di noi, senza identificarsi con il contenuto dell’esperienza.

Uno studio dell’Università di Toronto (Keng et al., 2011) ha evidenziato che, l’accettazione non giudicante delle proprie emozioni, riduce l’autocritica e favorisce una maggiore flessibilità psicologica, elemento chiave per affrontare le sfide quotidiane.

I BENEFICI REALI DI CHI IMPARA AD ACCETTARE: PIÙ SALUTE, PIÙ RESILIENZA, PIÙ LIBERTÀ

Accettare ciò che non possiamo controllare, come emozioni, pensieri o eventi imprevisti, riduce il carico di stress cronico che alimenta numerose patologie fisiche e mentali. La Harvard Medical School sottolinea come la pratica dell’accettazione consapevole abbassi i livelli di cortisolo e migliori la salute cardiovascolare.

In un celebre articolo su Psychological Science, i ricercatori Ford, Lam e John (2018) hanno confermato che chi accetta le proprie emozioni negative sperimenta livelli di benessere più alti nel tempo, rispetto a chi tenta costantemente di reprimerle.

Questo perché l’accettazione favorisce un dialogo interiore più gentile e un senso di auto-efficacia duraturo.

Accettare è anche un atto profondamente spirituale: le tradizioni contemplative, dallo zen al buddhismo tibetano, ci ricordano che la vera libertà non consiste nel cambiare ogni cosa, ma nel relazionarci in modo diverso a ciò che accade, un respiro alla volta.

E SE INIZIASSI PROPRIO OGGI? UN INVITO A PIANTARE IL SEME DELL’ACCOGLIENZA

Forse ti stai chiedendo come potresti portare più accettazione nella tua giornata. Un primo passo semplice è fare una pausa di qualche istante, chiudere gli occhi e osservare con gentilezza ciò che senti in questo momento, senza etichette, senza giudizio.

Ogni volta che accogliamo una parte di noi, per quanto scomoda o dolorosa, creiamo uno spazio interiore di libertà. E questo spazio, come ci ricorda Carl Rogers, uno dei padri della psicologia umanistica, è il terreno fertile da cui ogni cambiamento autentico può germogliare: “Il curioso paradosso è che quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare.”

Se senti che questo messaggio risuona dentro di te, ricorda che ogni piccolo gesto di accoglienza può trasformare il tuo mondo interiore.

Un respiro alla volta.

Un abbraccio.

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