Meditazione: Accogliere i Pensieri e Non Svuotare la Mente

È INCONTRARSI, FINALMENTE

Per anni abbiamo creduto – o ci è stato fatto credere – che meditare volesse dire “non pensare a nulla”, cancellare tutto, liberarsi dei pensieri per entrare in una sorta di stato neutro, quasi anestetico. Ma la verità è molto più profonda, umana, accessibile e, soprattutto, scientificamente dimostrata.

La meditazione non è svuotare, ma accogliere. Non è scappare, ma restare. Non è eliminare, ma osservare con occhi nuovi.

L’INGANNO DEL “VUOTO”

Uno dei motivi principali per cui molte persone abbandonano la pratica meditativa dopo pochi tentativi è proprio questa convinzione distorta: “non riesco a svuotare la mente, quindi non so meditare”. Ma se partissimo da una verità molto più compassionevole, e cioè che non serve affatto svuotare la mente, ma semplicemente imparare a osservarla senza giudizio?

Secondo uno studio pubblicato su Nature Reviews Neuroscience, condotto da Antoine Lutz, John Dunne e Richard Davidson – tre delle menti più influenti nel campo della neuroplasticità e della contemplazione – la meditazione non blocca l’attività mentale, ma ne modifica la qualità e la relazione che abbiamo con essa. Durante la meditazione, regioni del cervello coinvolte nel monitoraggio interno, nella regolazione delle emozioni e nell’empatia si attivano e si riorganizzano.

In altre parole, la mente non si svuota: cambia ritmo, profondità, risposta. E tu cambi insieme a lei.

L’ESPERIENZA CHE MI HA CAMBIATO (E CHE CAMBIA TANTE PERSONE)

Ricordo ancora con chiarezza quella sera d’inverno.

Una cliente che seguivo da qualche settimana, una donna abituata a vivere tutto con il cuore sulle spalle e i pensieri come pietre nella mente, mi disse durante una pratica guidata: “Valerio, oggi ho fallito. Non sono riuscita a non pensare a nulla, la mia mente era un continuo film, una tempesta.”

Allora le chiesi: “E com’era il tuo modo di guardare quella tempesta?”

Lei rimase in silenzio. Poi, piano, mi rispose: “Per la prima volta non volevo scacciarla. Mi sono accorta che i pensieri andavano e venivano, e io ero lì. Non mi facevano più paura. Mi sembrava di essere gentile con me stessa.

Questo è meditare.

Non ottenere uno stato ideale, ma smettere di combattere contro ciò che accade dentro. Non “fare bene”, ma esserci. Interamente. Senza filtri. Senza censura.

COSA DICE LA SCIENZA (QUELLA SERIA)

Uno degli studi più autorevoli al mondo sul tema, pubblicato su Psychosomatic Medicine dal team della dottoressa Britta K. Hölzel del Massachusetts General Hospital, ha dimostrato che 8 settimane di pratica meditativa consapevole sono in grado di aumentare la densità di materia grigia nell’ippocampo (sede della memoria e dell’apprendimento) e di ridurre l’attività dell’amigdala, la centralina cerebrale delle risposte legate alla paura e allo stress.

In più, nel corso degli anni, l’Università di Harvard, l’UCLA e l’Oxford Mindfulness Centre hanno confermato che la meditazione migliora la concentrazione, riduce l’infiammazione sistemica, modula la risposta ormonale allo stress e favorisce l’emergere di pensieri più creativi e soluzioni più empatiche nei confronti dei problemi quotidiani.

Eppure tutto questo non avviene perché la mente si “svuota”, ma proprio perché impariamo ad abitarla in modo nuovo.

IL PARADOSSO CHE LIBERA

Quando smetti di voler controllare la mente, inizi davvero a incontrarla. Quando lasci che i pensieri siano solo nuvole nel cielo dell’attenzione, smetti di esserne travolta/o. Quando smetti di giudicare ciò che accade dentro, la meditazione diventa un ritorno.
Un ritorno a te.

Per questo, ogni volta che senti di avere “troppi pensieri per meditare”, ricordati: è proprio questo il momento migliore per iniziare.

Non si deve andare sulla vetta di una montagna per poter meditare. La meditazione non è isolamento la meditazione è piena accettazione di tutto ciò che c’è senza giudizio.

PRATICARE NON PER SFUGGIRE, MA PER RESTARE

Nel metodo RISE, che ho ideato e che accompagna ormai centinaia di persone lungo il sentiero del risveglio interiore, la meditazione non è mai una fuga. È sempre un atto d’amore verso se stesse/i.

È il momento in cui torni a essere testimone amorevole dei tuoi movimenti interiori, senza cercare di correggerli, ma semplicemente permettendo loro di esistere, perché anche lì – proprio lì – si nasconde un pezzo della tua verità.

Se anche tu hai creduto, almeno una volta, che non riuscivi a meditare perché la tua mente era troppo piena. Sappi che non sei sola/o. E sappi anche che è proprio da lì che si inizia. Non dal vuoto, ma dal vero.

Un respiro alla volta.

Un abbraccio.
Valerio Ziccanu Chessa

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